Grazia Deledda. Intrecci di radici al vento

A cura di Carlotta Cossutta

mercoledì 15 aprile 2026

Grazia Deledda vinse il premio Nobel per la letteratura nel 1926 con questa motivazione: “per la sua potenza di scrittrice, sostenuta da un alto ideale, che ritrae in forme plastiche la vita quale è nella sua appartata isola natale e che con profondità e con calore tratta problemi di generale interesse umano”.

Poche righe che definiscono una scrittrice – troppo spesso dimenticata – capace di raccontare l’universale a partire da un punto di vista radicato nella sua storia, nella sua lingua madre e nella sua provenienza, ma soprattutto di guardare al mondo con la pietà – quasi grazia – che nulla nasconde del dolore e della fatica del reale, ma che immagina anche altri modi di vivere. Leggere Deledda, così, ci porta a interrogarci su come inseguire la libertà senza tagliare le nostre radici.

 

Carlotta Cossutta è ricercatrice in filosofia politica presso l'Università degli Studi di Milano. Fa parte del centro di ricerca Politesse – Politiche e teorie della sessualità dell'Università di Verona, con cui porta avanti alcuni dei suoi interessi di ricerca: la storia del pensiero politico delle donne e le teorie femministe e queer. Si è a lungo occupata di Mary Wollstonecraft, di cui ha recentemente curato la traduzione di Mary Wollstonecraft e la nascita del pensiero dell’uguaglianza (Mondadori, 2025), e su cui ha scritto Avere potere su se stesse: politica e femminilità in Mary Wollstonecraft (ETS 2021). Nel 2023 ha pubblicato Domesticità. Lo spazio politico della casa nelle pensatrici statunitensi del XIX secolo (ETS), e Dolce o violenta che sia. Elena Giannini Belotti (Olià/Electa, 2023). Le sue riflessioni si nutrono delle collettive e dei movimenti transfemministi che attraversa.

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