Il lavoro di Michelangelo Frammartino, prima ancora di essere cinematografico, è un approccio alla realtà e alla posizione del soggetto rispetto a ciò che consideriamo “umano”, “naturale” o altro. Incontriamo infatti umani che diventano creature arboree (Alberi), o altri umani che si calano in una profondità geologica inadatta alla loro vita (Il buco). La base di questa ricerca sta sempre nel rapporto con dei luoghi, come alcuni territori fra Calabria e Basilicata, nei quali Frammartino incontra forme di vita non umana in grado di sovvertire ogni sguardo tradizionalmente "documentario".
Ne risultano infatti oggetti difficili da categorizzare rispetto al genere documentario, film in cui una struttura formale viene a essere abitata in modo imprevedibile da varie forme viventi: emerge così “un linguaggio che sta dentro la materia”, in modo che la materia prenda il sopravvento sul soggetto-autore per fare nascere modi nuovi di fare film, in cui le immagini siano organismi viventi.
In questo incontro, Giulio Sangiorgio dialogherà con Michelangelo Frammartino per una lettura del genere documentario alla luce della sua poetica.