Perché il documentario è stato uno dei generi cruciali, maggiormente riconosciuti e ammirati, del cinema italiano contemporaneo? E perché, soprattutto, è il luogo in cui meglio si riflette sul ruolo delle immagini nel mondo?
Questo incontro affronterà le forme attraverso cui il cinema documentario prova a tradurre e mediare il mondo, interrogandosi sul motivo per cui percepiamo le sue immagini come qualcosa di “reale” rispetto a quelle del cinema di finzione. Negli ultimi venticinque anni, infatti, il documentario si è affermato non semplicemente come un genere tra gli altri, ma come un campo di pratiche capace di ridefinire continuamente il rapporto tra immagini e realtà, configurandosi come spazio estetico ed etico in cui si mettono in discussione il potere delle immagini, la responsabilità dello sguardo e la posizione dello spettatore. La relazione con la letteratura, esplicita o indiretta, attraversa molte delle esperienze analizzate nel volume, mostrando come ogni gesto di messa in forma del reale sia anche un atto narrativo.
Luca Mosso e Giulio Sangiorgio, critici cinematografici e curatori del numero 611/612 della rivista Bianco e Nero, proveranno a dare risposta a queste domande, affrontando tali questioni con particolare attenzione ai maggiori esponenti e alle opere più significative del cinema documentario contemporaneo in Italia.
A questo intervento dalla natura introduttiva seguiranno altri due incontri, nei quali Giulio Sangiorgio dialogherà coi registi Massimo D'Anolfi e Michelangelo Frammartino, approfondendo il genere documentario alla luce della loro poetica.